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Il Gesto, l’Evento, l’Umanità

SE VUOI ARRIVARE PRIMO, CORRI DA SOLO. SE VUOI ARRIVARE LONTANO, CAMMINA INSIEME.
Proverbio del Kenya

 

La retorica delle grandi imprese è sempre qualcosa che andrebbe evitata o per lo meno correttamente contestualizzata.
La voglia di condividere, di partecipare, di essere protagonista porta il più delle volte ad idealizzare oltremodo persone e fatti caricando di significati che spesso sono ad uso e consumo solo di chi ne racconta.
Ma qual è il passaggio, non obbligato, che trasforma il “gesto” (singolo e personale) nell’”evento”?
La corsa, si dice, fa bene, sia al fisico che allo spirito. Endorfine che si mettono in circolo, polmoni che si espandono, muscoli che si tonificano con evidenti benefici sull’umore, sulla voglia di scoprire e misurare le potenzialità del proprio corpo, del proprio carattere e della propria resistenza: i propri limiti.
Fin qui sarebbe il “gesto”, sportivo, che però è in fatto individuale.
La ricerca del limite fisico è insito nell’uomo ed è da sempre sinonimo di voglia di miglioramento.
Il “gesto” individuale in rari casi si trasforma nell’ impresa collettiva, nell’evento.
Cosa è quindi che sublima il “gesto”?
L’avventura che da una battuta messa lì in un dopocena, chissà quanto dettata dalla provocazione, dall’inconsapevolezza, da mezzo bicchiere in più di quello buono, si è autoalimentata ed è diventata obiettivo comune, ideale condiviso dai nostri “ragazzi” neo-maratoneti.
Il sacrificio che richiede affrontare sé stessi in uno sforzo sportivo come la preparazione ad una maratona è di per sé imponente. L’età, il fisico, la condizione psico fisica distribuita in un lungo periodo di per sé ne fanno un appuntamento che segna per la vita.
Ma se tutto ciò lo si associa al pensiero ed al sentimento verso chi altri tipi di sofferenza affronta ogni giorno con l’obiettivo della salute, del miglioramento fisico o soltanto della sopravvivenza per sé o per chi gli è accanto, ecco che il “gesto” si sublima e diventa l’”Evento”. Grande all’infinito con l’unico limite dell’Umanità Umana, che di limiti non ne ha.
Un evento che va conosciuto, seguito, sostenuto ed accompagnato nel modo più concreto possibile. Certo i nostri “ragazzi” corrono ognuno con le proprie gambe, con i propri limiti, ma l’Ideale che portano avanti è qualcosa di più di un pettorale per una foto ricordo insieme ad altri 50.000; è qualcosa che riguarda tutti noi, nessuno escluso.
Avere la fortuna di essere direttamente o indirettamente a contatto con questo gruppo di giovanotti, quotidianamente, costatare lo spirito di squadra che di giorno in giorno aumenta sostenendosi reciprocamente ognuno attento alle proprie ed altrui condizioni, ai progressi, ai malanni o gli acciacchi che ogni tanto qualcuno lamenta (e, ci posso scommettere, molti sono sottaciuti); gli appuntamenti per gli allenamenti in orari insoliti che solo la voglia del sacrificio e dell’impresa fanno sopportare nel lungo periodo; la macchina della solidarietà che stanno mettendo in moto; il giusto e doveroso riscontro e la benevolenza mediatica sono cose che coinvolgono e devono coinvolgere il più possibile.
E’ già bello esserci.
Che siano lievi quei 42 chilometri, ragazzi, perché il peso dell’esempio che vi state mettendo sulle spalle non è solo quello del vostro corpo, e credo che non vi esimerà da altri impegni futuri.

Author: Marcello Bernardini

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