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New York 05/11/2017

Questa settimana, invece del classico resoconto sul nostro ultimo lungo in preparazione di Firenze, non potevamo non ricordare la nostra esperienza – di esattamente un anno fa a New York – con un articolo scritto a quattro mani con l’amico “Hugo” Borgheresi.

L’esperienza che abbiamo condiviso nella Maratona più famosa del mondo ci ha unito con un legame che, per certi versi, va al di là dell’amicizia e ci ha convinto, ad un anno di distanza, a metterci nuovamente le scarpette per correre una nuova “Maratona della Solidarietà” unendo a noi tanti altri nuovi runners.

Momenti che ci hanno fatto crescere sia come Gruppo che come Uomini ed ai quali abbiamo voluto unire il senso più grande di fare qualcosa per gli altri, lanciando una “gara di solidarietà” per il C.A.L.C.I.T.

Come noto, il risultato ottenuto è stato ancor più importante di quello sportivo e siamo arrivati, con l’aiuto di tanti amici, a donare oltre 11.000 €.

Ma esattamente – oggi di un anno fa – eravamo radunati sui prati di Staten Island in attesa di essere chiamati per salire sul Ponte di Verrazzano.

Eravamo in mezzo a tantissime persone di ogni nazionalità e leggevamo sul volto di tutti quel misto di ansia e concentrazione per quello che di lì a poco sarebbe stata una lunga avventura.

 

La concentrazione era altissima e molti di noi, alla prima maratona, si chiedevano se sarebbero stati capaci di arrivare a correre tutti quei 42195 metri per arrivare in Central Park e raggiungere un obiettivo voluto, sognato e inseguito per oltre un anno.

Il tempo non era bello come quello che ha caratterizzato la corsa dei maratoneti del 2018. Una pioggerellina insistente ci avrebbe accompagnato dall’inizio alla fine. Ma non era un problema, tanta l’adrenalina che avremmo scaricato durante la corsa.

L’inno americano aveva fatto salire l’emozione alle stelle, un colpo di cannone e poi via .. alla scoperta di un percorso che ci avrebbe fatto attraversare tutti e cinque i distretti di New York.

Sui nostri volti la tensione di tanto lavoro da giocarsi in poche ore. E’ come avere a disposizione un solo colpo in canna e sapere che non puoi sbagliare. Ciascuno di Noi in quel momento, fatta eccezione per i pluri-maratoneti del Gruppo (Mauro ed Enzo), sentiva il “peso” di liberare tutta la propria energia per sconfiggere il dubbio di farcela.

Quello che avevamo letto, chi c’era stato prima di noi e quello che ci avevano raccontato, non era paragonabile a quello che avremmo vissuto.

Cosa si prova a correre in quella città, il calore e la partecipazione delle persone che ti acclamano durante il percorso, sono emozioni che rimarranno per sempre scolpite nei nostri cuori. E quelle emozioni, non sempre così facilmente esprimibili, non ci hanno abbandonato più. E’ un qualcosa che giorno per giorno ci siamo portati dentro anche durante questo anno appena trascorso.

La mente ci porta a ripercorre le fasi della corsa: dai momenti di distrazione (per sentire meno la fatica), in cui ammiri la folla festante alle transenne, alle fasi di concentrazione della postura, per risparmiare energie; dal conforto dei “ciuccini” (gli integratori) che hanno cadenzato via via il procedere dei km, al continuo “braccio di ferro” tra testa e corpo, che a partire dal 30esimo km cerchi di minimizzare, rimandando al mittente tutte quelle richieste di fermarsi e quei segnali di sofferenza che il fisico invoca alla mente.

  

Ed è proprio vero , ora lo possiamo dire anche noi, che la maratona si corre 30 km con le gambe, 10 con la testa, 2 con il cuore .. e gli ultimi 195 metri con le lacrime agli occhi, per l’incredulità di esserci riusciti.

E la parte finale è davvero qualcosa di trascendente. In quei momenti, si perde la “lucidità” del contatto con l’esterno. In una sorta di trance agonistico, i rumori si affievoliscono e in quegli ultimi km resti “solo” con il tuo respiro, il battito del tuo cuore e l’intercedere delle tue gambe.

Poi ad un certo punto, c’è un qualcosa che scatta dentro e “senti” che arriverai al traguardo: da quel momento in poi “svolti”, le gambe riprendo a girare e non molli più fino alla fine, soprattutto se quegli ultimi metri li corri in Central Park in mezzo ad una folla festante che ti acclama come se fossi un eroe.

Se ancora a distanza di un anno è così vivida in ognuno di noi l’emozione di ciò che abbiamo vissuto, è perché è stata un’emozione grande.

E credeteci, ce ne scusino taluni: la nostra non è ostentazione. Siamo orgogliosi della nostra forza di volontà, dei nostri caratteri, del nostro valore dell’Amicizia e con grande umiltà vogliamo che quante più persone possibili possano vivere e condividere con noi questa esperienza di sport e solidarietà.

Corrette quindi con noi la “Maratona della Solidarietà” aiutandoci a raccogliere fondi per il MEYER partecipando alla Cena di Beneficienza che si terrà il 10 novembre prossimo ad Agazzi!

 

 

Author: Massimo Biribicchi

Professionista della Finanza Agevolata, atleta più con le gambe “sotto il tavolo” che di corsa.

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