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Personaggi ed Interpreti

Alla fine di ogni bella storia i personaggi che l’hanno animata sono diventati un po’ nostri. Se il racconto ci ha appassionato ci siamo immedesimati in loro, nel loro carattere, nella loro forza e nelle loro debolezze; nel loro modo di essere. Le loro gesta sono state un po’ anche le nostre ed abbiamo gioito e sofferto con loro, un po’ idealizzandoli. Magari molte cose le avremmo volute fare differentemente ma sempre col desiderio di esserci, di stare loro accanto, anche solo col pensiero di quello che stavano facendo. Nella nostra storia, quella di “Corriamo per…” e di quei 10 che vollero fare la Maratona, caso strano, non ci sono antagonisti, ma solo protagonisti. Quando nell’aprile scorso siamo stati coinvolti, noi di Sciabalon, nell’iniziativa forse l’impressione era quella di una allegra brigata che facendo un po’ di moto cercava di compiere l’impresa. Magari poteva bastare continuare a fare pilates e tapis roulant in palestra per stare semplicemente insieme. E poi ognuno per sé.

Chi per piacere o per dovere ha quotidianamente intensi e frequenti contatti con persone di ogni genere o estrazione di rado viene colpito da parole dette da qualcuno che, magari fino a quel momento, rappresentava una conoscenza superficiale. Ma la comunicazione, verbale e non, ha l’immenso potere di evocare sentimenti e stati d’animo e di trasmettere in un attimo tutto quello che c’è stato e c’è nel profondo di una persona.

Parlando dell’idea che i ragazzi avevano sulla Maratona per la quale iniziavano a prepararsi Paolo ha risposto dicendo “Io voglio salire sul Ponte di Verrazzano”.  Non importa se l’avrebbe vinto la corsa, se l’avrebbe fatta passeggiando pensando qualunque cosa; non importa se il fisico maturo avrebbe risposto bene o male, se i momenti di sconforto sarebbero stati più frequenti di quelli di grande motivazione. Paolo era già lì, sul Ponte! Una determinazione e una volontà per un obiettivo che sicuramente lo stava spaventando ma con la testa già lì. Un appuntamento ormai segnato nel suo calendario della vita.

Marco Garbinesi, l’uomo da triatlon e oltre, colui che spesso in solitaria ha preparato la maratona ai quattro angoli della terra, l’elemento che a qualche giorno dalla partenza per New York posta in chat la foto della sua caviglia malconcia a seguito di partita a calcetto lamentando dolori lancinanti e mettendo seriamente in dubbio la sua partecipazione alla spedizione. Dopo aver mosso la preoccupazione del gruppo ed aver ricevuto solidarietà e sostegno è stato capace di dire che era tutto uno scherzo… Ma vai a New York… vai…

Giorgio che pur essendo un consumato podista, correndo da oltre 35 anni, ha provato l’emozione della maratona, la sua prima, proprio a New York. Se l’è cavata alla grande da par suo e ha dato a tutti i suoi buoni consigli.

Mauro, il sensei che ha dato un ordine, una disciplina una tabella di allenamento a tutti e finalmente un menù da seguire a qualcuno. Credo che l’impronta atletica e mentale del gruppo sia essenzialmente opera sua. Stavolta di maratone ne ha concluse nove, oltre la sua.

Marco Busatti a nostro modo di vedere una delle rivelazioni di questo evento. Silenzioso, costante e disciplinato ha messo insieme una preparazione che lo ha portato al traguardo con il gruppetto di testa. Alla prima Maratona dritto al traguardo come fosse al “capanno” nel bosco o a pesca d’altura.

Enzo, il principe della vallata, l’eleganza fatta runner; per prepararsi adeguatamente alla gara non si è risparmiato, allenadosi in orari improponibili, con la luce ed il buio, per le strade della Chiana.

Riccardo, non ha vinto la Maratona. E dire che quando ha fatto il pronostico ci credeva veramente, e noi con lui. Vederlo davanti a tutti sul traguardo era per noi una quasi certezza. Ma un sorteggio baro lo ha fatto partire dalle retrovie e ad un orario da seconda colazione. Il nostro orsacchiotto si è comunque distino oltre che per il risultato, per lo spirito di squadra, per la tenacia dopo un infortunio di cui si è perso memoria.

Ugo ci ha fatto tenere il fiato sospeso per mesi; dal chiropratico al fisioterapista alla terapia di mantenimento del calore lombare fino a qualche giorno prima della partenza è stato il runner che più ci ha fatto preoccupare sulla tenuta fisica. Vedere su tablet il puntino colorato a lui corrispondente che percorreva di gran lena le strade di New York con i primi del gruppo che ha fatto sospettare, ma siccome qui siamo testimoni anche dei pensieri della sera escludiamo che si trattasse di tattica studiata a tavolino. Probabilmente colui che quella sera ha lanciato l’idea della Maratona subito raccolta è stato il sapiente della comunicazione dando risalto all’iniziativa, alle persone e a tutto il bene che ha portato.

Massimo che ha voluto fortemente questa iniziativa e che ha avuto l’idea di fondare un Associazione che donasse alla loro avventura un senso solidale e sociale. Forse, accompagnato dall’amico Riccardo, ha dato anche prove atletiche di tutto rispetto perché, da buon foianese, in caso contrario avrebbe atteso la gogna del “Testamento di Re Giocondo” che non perdona i suoi sudditi che non si comportano a  dovere.

Simone, onore al presidente. Volto dell’Associazione, eloquente promulgatore del significato dell’iniziativa. Forse colui che più di tutti ha sofferto il duro allenamento che lo ha portato si a New York ma sicuramente non nelle condizioni ottimali per stare al passo. L’infortunio occorso, ed il conseguente stop, non permetteva di essere recuperato in tempi ragionevoli. E dire che di potenzialità il ragazzo ancora ne avrebbe avute ma l’onore vero era esserci e finire la gara. A qualunque costo.

Il gruppo si vede nel momento delle difficoltà; il lungo periodo di preparazione mostra il fianco a tutte le problematiche fisiche e psichiche dell’allenametno. Ma c’è anche la vita di tutti i giorni con cui dover fare i conti. E quando nel gruppo c’è chi deve far fronte a sofferenze personali il sostegno e la vicinanza danno un significato a tutto quanto. Il silenzio ed il rispetto per il dolore verso chi è elemento aggregante, votato all’organizzazione, lasciano il giusto tempo per rendersi conto che nessuno è solo, per poi ripartire di gran carriera per la volata finale. Che se sei lì a fare quello che fai è perché ci devi essere e gli altri aspettano perché si arriva tutti insieme.

Questi gli interpreti dei personaggi che noi abbiamo conosciuto ma tanto ci sarebbe da raccontare, su quello che hanno fatto, sulle persone che sono state loro accanto, sul movimento di generosità che hanno saputo mettere in moto; sul bene che hanno fatto e sul gradimento e riconosenza che hanno ottenuto.

Le belle storie di solito terminano con un punto dopo la parola FINE, a noi piace pensare che stavolta ce ne siano tre di punti… dopo le parole to be continued…

Author: Marcello Bernardini

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