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New York Marathon 2k17: noi c’eravamo….

Ragazzi lo abbiamo fatto!! Ci siamo riusciti!

Tutti e dieci i protagonisti della nostra avventura hanno portato a termine l’evento sportivo per cui ci siamo preparati per oltre un anno: correre la maratona di New York!

Non è stato né facile né banale. Ha richiesto passione, disciplina e spirito di squadra ma alla fine ognuno di noi ne ha messa nel proprio bagaglio di esperienze una indelebile: correre la maratona più famosa del mondo insieme ad altre 53.000 persone.

Le ansie, le paure, i dolori muscolari della vigilia sono oggi solo un ricordo che arricchisce la nostra esperienza: l’emozione è stata fortissima.

Si parte dall’albergo alle 06:00 in punto con direzione Staten Island. Metropolitana da Time Square, linea gialla “R”  verso l’imbarco del Ferry Boat  che insieme a qualche altro migliaio di atleti ci porterà alla partenza. Oltre un’ora per imbarcarsi. Nell’attesa senti parlare in tante lingue diverse: c’è chi scherza, chi ride, chi ha già la faccia contratta dalla concentrazione. Un gruppo di argentini sventolano la propria bandiera nazionale e dimostrano che l’animo latino è “caciarone” e festoso non solo negli italiani. Dall’Italia siamo in tanti e non è raro nelle lunghe file trovarsi vicino ad amici di Roma, Milano, Firenze, Napoli o Venezia. Nella traversata per arrivare all’isola di Staten Island  c’è anche il tempo per una foto alla Statua della Libertà che sembra salutarci da lontano.

Sbarcati, ci si mette ordinatamente in fila per prendere gli autobus che ci porteranno alla partenza. Per ingannare l’attesa si tiene un orecchio sulla radio in streaming  (si gioca l’anticipo di Inter – Torino e il Simo e il Ricca non possono perderlo!) e piano piano si arriva a salire. L’organizzazione è impeccabile e in poche decine di minuti siamo già in viaggio per la destinazione, il parco di fronte al Ponte di Verrazzano.

I doverosi controlli prima di entrare nel villaggio e poi ci dirigiamo verso il nostro “corral”. I “runners” sono divisi in tre colori: blu, verde ed arancione. Noi siamo nell’arancione che significa correre sopra il ponte. Consegniamo le “bags” con in vestiti che troveremo alla fine per cambiarci e ci dirigiamo verso il “villaggio” del nostro colore. Insieme ad altre 12/13 mila persone, dobbiamo attendere l’ultima “wave” e quindi partenza ore 11:00 (le 17:00 in Italia). Di tempo per pensare a quella che sarà la nostra corsa ce n’è e anche per far salire l’ansia. Troviamo un posto sul prato accanto a persone delle nazionalità più disparate e di ogni età. Cerchiamo di rilassarci parlando un po di tutto e cercando di immaginarci quello che sarà di lì a breve. Il tempo non promette niente di buono e la pioggia annunciata nei giorni precedenti sembra che sia pronta a scaricarsi in ogni momento.

Ogni tanto un colpo di cannone segnala la partenza delle ondate precedenti alle nostre. Vediamo dal basso una scia colorata di persone che corrono sopra il ponte e l’emozione si fa sentire sempre più forte… fra poco ci saremo anche noi la sopra!

Arriva finalmente anche il nostro turno. Ci incanaliamo verso la nostra porta insieme a tantissimi altri. Togliamo di dosso le tute e i giacchetti che abbiamo indossato e che verranno donati agli “homeless” di New York. Il Bissi e il Sensei indossano una vecchia felpa della “Maratonina di Arezzo”, per lasciare un po della nostra città anche qui. Stiamo in gruppo, attenti a non farci separare dalla folla, il vento è pungente e non è semplice stare ad aspettare di salire verso la linea di partenza. L’emozione però è tantissima e l’adrenalina comincia a fare il suo effetto, non facendoci sentire più nulla. Ci posizioniamo sul ponte e dopo le ultime raccomandazioni parte l’Inno Nazionale Americano cantato dal vivo: ci accomuna tutti, indipendentemente dalla nostra nazionalità o razza. In quel momento siamo tutti uguali e tutti abbiamo un solo scopo: fare del nostro meglio per portare a termine quei 42km. e 195 metri che ci porteranno dentro Central Park.

 

Un applauso e un urlo liberatorio alla fine dell’Inno e sulle note di “New York, New York” si ode finalmente anche il “nostro” colpo di cannone.

E’ incredibile… dopo oltre un anno siamo finalmente partiti ed inizia così la nostra avventura che ci metterà alla prova nelle prossime ore.

Ci dividiamo da subito in tre gruppi a seconda dei tempi e della preparazione atletica di ognuno.

Si parte più lenti, ci sono tantissime persone che corrono con noi sopra il ponte ed è difficile da subito districarsi fra centinaia di persone. I primi 2 km sono lievi e li affrontiamo ad un ritmo bassissimo (6.10 a km.) perché non sappiamo ancora bene come dosare le nostre energie: per molti di noi è la prima maratona.

Si entra a BROOKLYN e si inizia da subito a scoprire la magia di questa maratona… centinaia di persone sono ai bordi della strada per incitarci quasi come fossimo degli eroi nazionali. Molti sono ormai lì da qualche ora ma continuano a gridare e a festeggiare ogni corridore che passa. Fra la folla, come fra i corridori, vedi persone di ogni nazionalità e colore, ma tutti uniti nell’aiutarci a sostenere la nostra sfida.

Prendi coraggio e inizi ad affrontare le prime salite. Questa sarà una triste verità che ci accompagnerà durante tutto il percorso… la Maratona di New York è tutta in salita!

Continuiamo a correre e ogni volta che troviamo un italiano lo salutiamo e lo incoraggiamo.

I bambini poi sono il vero ingrediente segreto: tutti lungo la strada con la mano tesa per batterti il “cinque” e darti un segno tangibile del loro incoraggiamento. Ti fanno sentire speciale, quasi un super-eroe, come solo loro sanno fare.

Corriamo lungo le strade del distretto e ci dirigiamo verso il QUEENS. Cominciamo ad essere più rilassati, anche se a questo punto la pioggia tanto temuta ha iniziato da qualche minuto a farci compagnia e non ci lascerà più per tutta la durata della nostra corsa.

Arriviamo al km 14, dentro Brooklyn, e troviamo i ragazzi della Bishop Loughlin High School Band che suonano  “Gonna Fly Now” dalla colonna sonora di Rocky. Qualche giorno prima eravamo andati anche a Philadelphia per correre sulla scalinata che porta al Philadelphia Museum of Art come Sylvester Stallone in “Rocky” e per fare qualche foto con la statua di Rocky Marciano. Li salutiamo con un applauso e li ringraziamo per la carica che ci danno. Ora i muscoli cominciano ad essere caldi e si può provare a spingere un po di più.

Un paio di chilometri e squilla il telefono del Bissi…. “Babbo sono Alberto, come stai ? Non riesco a trovarti nell’applicazione della Maratona….“, “Albi sto correndo, riprova fra un po … siamo in tanti, non avrà agganciato il segnale. Ti voglio bene!“, “Ti voglio bene Babbo….”

Gli occhi si inumidiscono, una pacca sulla spalla da parte del Ricca e si aumenta il ritmo gara. Cominciamo anche a notare i cartelli che vengono mostrati dalle persone ai lati della strada: tanti salutano questo o quell’altro partecipante, tanti sono simpatici e ti incitano.”Good Job“, “You’re awesome“, “Touch for power“, “The last damn bridge” sono solo alcune delle scritte che puoi leggere e che ti permettono di non pensare alla fatica.

Continuiamo a correre e arriviamo al temutissimo “Ponte di Queensboro ” che segna l’ingresso in MANHATTAN. Ormai abbiamo fatto oltre 23 km. e la gara è entrata nel suo vivo. Il ponte sembra non finire mai e passando al suo interno tutto sembra ovattato. Non c’è più la gente che ti sostiene e la struttura chiusa in metallo del ponte mette in crisi anche il tuo “Garmin” così che non hai più punti di riferimento.

 

Corriamo per tutta la sua lunghezza pensando a quanti chilometri ancora ci sono da fare. I minuti qui sembrano molto più lunghi dei precedenti.

All’improvviso però, dopo la curva finale del ponte che ti riporta finalmente all’aperto tutto cambia. Un boato da fuori è incredibile. Senti centinaia di persone che incitano i corridori che sono passati prima di noi e una scarica di adrenalina ti pervade. Usciamo dal ponte e ci facciamo questo bagno di folla. Sembra che tutti siano lì per noi e ti fa scaricare tanta della stanchezza che hai accumulato. Ci avviciniamo alla folla e battiamo le mani, li ringraziamo e aumentiamo il passo.

In fondo alla curva un’altra sorpresa. I nostri accompagnatori, mogli, figli e amici che ci hanno accompagnato a New York, sono tutti lì ad attenderci indossando i cappellini che ci ha donato il C.A.L.C.I.T. Una “macchia gialla” urlante e festosa che ci dà un’emozione fantastica. Ci gettiamo fra i nostri per un bacio,un abbraccio e ripartiamo. Ormai ce la dobbiamo fare ad arrivare in fondo… lo dobbiamo anche a loro!

MANHATTAN comincia a riproporre i grattacieli a cui ci siamo abituati nei giorni passati girando fra la 5th avenue e Times Square e la strada ci porta verso il BRONX. Anche qui tantissime persone ci attendono.C’è anche chi ha preparato dei punti di ristoro improvvisati e non ufficiali… una famiglia addirittura ci offre delle frittelle!

Ragazzi dai balconi hanno posizionato delle casse per farci sentire la musica e parte “You Shook Me All Night Long” degli AC/DC. Ci incitano e salutano….

Go BISSI Go” “Run Forrest” “ITALIA“… sembra che ti conoscano.

Intorno al 30mo chilometro un fatto inaspettato. Esce del fumo da un palazzo lungo la strada e i poliziotti ci fermano per far passare i camion del FDNY che arrivano a sirene spiegate. Un paio di minuti di stop che dovremo cercare di recuperare, anche se fermarsi per così tanto durante la corsa non renderà semplice ripartire. Ma ormai il più è fatto. Ci guardiamo con il Ricca…. potremmo anche farcela a farla sotto le quattro ore, ma la strategia che abbiamo tenuto all’inizio e il fatto di dover continuamente “zizzagare” in mezzo a tanta gente non lo rende un impresa facile.

Ripartiamo di slancio ed alziamo definitivamente il ritmo gara. Da quel momento non è più solo finirla, ma anche farla al meglio delle nostre possibilità. Il “fondo” che abbiamo costruito negli ultimi mesi sta dando i suoi risultati: il cuore rimane sempre basso e le gambe, seppure indolenzite dalla corsa e dalla pioggia, ancora rispondono bene.

Rientriamo dentro Manhattan, nella zona di Harlem, e ci dirigiamo sempre più spediti verso il traguardo. La strada continua ad essere in pendenza (no… ma metticela qualche salita nel percorso…) ed è impressionante vedere il fiume di persone che corrono di fronte a te.

Continuiamo aumentando leggermente e finalmente arriviamo alla fase finale:  CENTRAL PARK.  Entriamo nel parco che è letteralmente invaso dalle persone. Tantissimi ai lati della strada ci incitano: ormai mancano gli ultimi chilometri e devi dare tutto quello che hai. Spingiamo con tutte le energie e dopo un paio di chilometri vediamo nuovamente la “macchia gialla” del C.A.L.C.I.T.

Un saluto con il cuore in gola ai nostri e alle nostre compagne di avventura e una nuova iniezione di energia per terminare al meglio.

Arriviamo agli ultimi 195 metri (in salita… strano!) e in mezzo alle bandiere di tutto il mondo si vede il traguardo….. sventoliamo la bandiera italiana e passiamo accanto alla scritta “FINISH”.

Ce l’abbiamo fatta e anche meglio di quanto sperassimo!!!

Subito i volontari (sono oltre 10.000 lungo tutto il percorso) ti mettono addosso un riparo e si punta a prendere quella agognata medaglia del “FINISHER” che ci siamo sognati tante volte.

E’ incredibile… quello che aspettavamo da oltre un anno lo abbiamo alla fine realizzato! Con gli stemmi di AREZZO, di FOIANO e, soprattutto, del C.A.L.C.I.T. nella maglietta e nel cuore!!

Hugo e il Busa hanno fatto un tempo incredibile. Del Sensei e Giorgione già lo sapevamo che avrebbero fatto tempi eccellenti. Tutti hanno fatto un tempo eccezionale!

Un plauso speciale va però al nostro Presidente, il SimoRice. Nonostante l’infortunio che lo ha fermato a sole due settimane dalla gara è riuscito a terminarla tutta e ad onorare l’impegno preso con la squadra e con se stesso e, tra l’altro, in un tempo anche di tutto rispetto.

Per chiudere vogliamo dire che ognuno di noi ha portato con se le sue motivazioni per aver partecipato a questo evento, ognuno le sue aspettative, ma una sopra tutte ci ha unito come persone e come squadra: la solidarietà. La vera sfida non è ancora finita e terminerà a fine novembre con il termine della raccolta dei fondi da donare totalmente al C.A.L.C.I.T.

L’obiettivo è raggiungere la cifra di € 8.000,00 per contribuire ad un servizio di Hospice per aiutare i malati di tumore e i loro familiari ad Arezzo.

Aiutateci a vincere la vera sfida donando quello che vi è possibile facendo click qui !

Author: Massimo Biribicchi

Professionista della Finanza Agevolata, atleta più con le gambe “sotto il tavolo” che di corsa.

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